Ci sono esperienze che si possono raccontare con un programma: un orario di inizio, una successione di attività, un orario di fine. Poi ce ne sono altre che sfuggono a qualsiasi schema, perché quello che rimane nel cuore non è la sequenza degli avvenimenti, ma il modo in cui ci si è sentiti mentre tutto accadeva.
Un Giorno da Buttero, alla Pulledraia di Alberese, è una di queste.
Non è soltanto una dimostrazione equestre. Non è un evento costruito per il turista. È l’occasione di entrare, anche solo per una sera, in un mondo che normalmente rimane nascosto. Un mondo fatto di uomini, cavalli, mandrie, racconti e tradizioni che in Maremma continuano a vivere ogni giorno, lontano dai riflettori.

Un Giorno da Buttero: una sera in cui la Maremma apre le sue porte
Quando gli ospiti arrivano alla Pulledraia il sole è ancora alto, ma la sua luce ha già cambiato colore. Le colline del Parco della Maremma si tingono lentamente di sfumature dorate, il vento attraversa gli ulivi e porta con sé il profumo della terra, del fieno e della macchia mediterranea. Qualcuno passeggia osservando i cavalli nei recinti, altri si fermano a fotografare il paesaggio, mentre i bambini guardano con curiosità ogni movimento degli animali.
L’atmosfera è rilassata. Nessuno ha fretta.
Si ha quasi la sensazione che la campagna stia aspettando qualcosa.
Poi, all’improvviso, arriva un suono.
È lontano, quasi impercettibile.
Sono gli zoccoli. Prima uno. Poi molti.
Le conversazioni si interrompono spontaneamente. Gli sguardi si dirigono verso la pineta. Nessuno deve chiedere di fare silenzio. È la natura stessa a richiamare l’attenzione.
Emergono lentamente le prime sagome dei cavalli. Dietro di loro compaiono le vacche maremmane, con le loro grandi corna che si stagliano contro il cielo del tramonto. La mandria avanza con calma, accompagnata da una nuvola di polvere che la luce rende quasi dorata. È una scena che sembra appartenere a un’altra epoca, eppure si svolge davanti agli occhi degli ospiti, reale, autentica, senza effetti speciali.
In quel momento si comprende perché il buttero sia diventato uno dei simboli della Maremma.
Non per l’abbigliamento. Non per il cavallo.
Ma per il rapporto profondo che riesce a costruire con gli animali e con questa terra.
Ad accompagnare il pubblico in questo viaggio è Alessandro Zampieri, storico Capo Buttero dell’Azienda Regionale di Alberese. Non parla come una guida che recita un copione imparato a memoria. Racconta con la semplicità di chi quella vita l’ha vissuta davvero. Ogni episodio nasce da un ricordo personale, ogni spiegazione è il riflesso di anni trascorsi tra cavalli e mandrie. Le sue parole non interrompono ciò che accade davanti agli occhi degli ospiti, ma lo rendono ancora più significativo.
Accanto a lui lavorano Heidi Mayer, buttera della Pulledraia, e Alberto Lazzarin, buttero di Terre di Sacra a Capalbio. Mentre Alessandro racconta, loro sono già al lavoro. Non servono ordini ad alta voce. Basta un gesto, un cambio di direzione del cavallo, una posizione scelta con precisione. La mandria risponde con naturalezza, come se quel dialogo silenzioso esistesse da sempre.
È questo che sorprende di più chi assiste per la prima volta.
Si immagina un lavoro fatto di forza, di velocità, di comandi. Invece si scopre un equilibrio fatto di calma, osservazione e rispetto. Gli animali non vengono costretti. Vengono accompagnati. E i cavalli sembrano capire ciò che il buttero desidera ancora prima che il movimento venga completato.
Il pubblico osserva in silenzio.
Qualcuno sorride. Qualcuno guarda i propri figli, cercando di capire se anche loro stiano vivendo la stessa emozione.
Molti abbassano il telefono dopo aver scattato poche fotografie. Perché ci sono immagini che nessuna fotografia riesce davvero a raccontare.
L’arrivo della mandria è una di queste.
Quando un mestiere diventa un racconto
Mentre la mandria raggiunge lentamente il campo, Alessandro Zampieri continua a parlare senza mai rubare la scena a ciò che sta accadendo. Le sue parole seguono il ritmo degli animali, raccontando episodi vissuti negli anni trascorsi come Capo Buttero dell’Azienda Regionale di Alberese. Non sono aneddoti preparati per intrattenere il pubblico, ma frammenti di una vita passata a cavallo, fatta di giornate che iniziavano all’alba, di vitelli da recuperare, di temporali improvvisi e di lunghe cavalcate nei pascoli della Maremma.
Ogni tanto si interrompe, indica un cavallo, osserva un movimento della mandria e sorride. «Guardate cosa sta succedendo», dice, invitando gli ospiti a osservare un particolare che, fino a pochi istanti prima, sarebbe passato inosservato. Così il pubblico comincia a vedere la scena con occhi diversi. Non osserva più soltanto cavalli e bovini, ma scopre un linguaggio fatto di attenzioni, di tempi e di piccoli gesti che raccontano una relazione costruita negli anni.
Heidi Mayer e Alberto Lazzarin lavorano con naturalezza. Si spostano ai lati della mandria, lasciano il tempo agli animali di scegliere la direzione giusta, intervengono solo quando è necessario. Non c’è alcuna ricerca dell’effetto spettacolare. È proprio questa semplicità a colpire chi guarda. Si percepisce che ciò che avviene davanti agli occhi del pubblico non è stato inventato per una dimostrazione, ma nasce dall’esperienza quotidiana di persone che vivono davvero questo mestiere.
L’incastrino: precisione, fiducia e intesa
Quando la mandria è raccolta, l’attenzione si sposta verso uno dei momenti più attesi della serata: l’incastrino.
Per chi non lo conosce è una parola curiosa. Per i butteri rappresenta uno degli strumenti di lavoro più importanti per controllare lo stato di salute o medicare una vacca o curare un cavallo in sicurezza. Alessandro ne mostra l’utilizzo con la semplicità di chi vuole condividere un sapere, non fare una lezione. Racconta come questa tecnica sia nata dal lavoro quotidiano con la mandria e come richieda calma, concentrazione e una perfetta sintonia tra i butteri per non correre rischi.
Il carosello dei cavalli
Terminata la dimostrazione con l’incastrino, l’atmosfera cambia ancora. Si lasciano andar via le vacche ai loro pascoli e i cavalli rimangono protagonisti: il lavoro lascia spazio all’eleganza.
Il carosello è un omaggio alla bellezza dell’equitazione maremmana. Heidi, Alberto e Alessandro a turno guidano i loro cavalli in figure armoniose, mentre Alessandro accompagna il pubblico con i suoi racconti, ricordando come il cavallo sia sempre stato molto più di un mezzo di lavoro. È stato compagno di viaggio, alleato, presenza costante nella vita dei butteri.
La luce del tramonto rende tutto ancora più suggestivo. Le criniere si muovono leggere nel vento, il terreno restituisce il suono ritmico degli zoccoli e il cielo assume i colori caldi dell’estate maremmana. Non servono effetti scenografici. Il paesaggio fa già tutto quello che serve.
Molti ospiti si accorgono di aver smesso di guardare l’orologio. Si lasciano semplicemente trasportare da ciò che stanno vivendo. È forse questo uno degli aspetti più preziosi dell’esperienza: per qualche ora il tempo sembra seguire il ritmo della campagna, non quello della vita quotidiana.

Quando il pubblico diventa protagonista
Alla Pulledraia la serata non termina con gli applausi. Anzi, è proprio in questo momento che molti ospiti scoprono di poter vivere in prima persona una piccola parte dell’esperienza: si può provare a essere Butteri per un giorno.
I primi a entrare nel tondino sono i bambini. L’emozione è evidente già nell’attesa del proprio turno. C’è chi stringe la mano dei genitori, chi osserva il cavallo con un misto di curiosità e rispetto, chi non vede l’ora di salire in sella. Quando finalmente il cavallo inizia a muoversi, i sorrisi parlano da soli. Per molti di loro è il primo incontro ravvicinato con un animale così grande e affascinante, un ricordo destinato a rimanere nel tempo.
Poi arriva il momento degli adulti.
Chi lo desidera può mettersi alla prova nel tondino e vivere, per qualche minuto, l’emozione di avvicinarsi al lavoro del buttero. Non si tratta di dimostrare abilità particolari. È un’occasione per comprendere quanto sia importante il dialogo con il cavallo, quanto contino la calma, la pazienza e l’ascolto. Spesso basta questo breve momento per far nascere un rispetto ancora più profondo verso chi dedica la propria vita a questo mestiere.
Alessandro osserva con un sorriso, interviene con un consiglio, incoraggia senza mai sostituirsi a chi prova. Heidi e Alberto accompagnano ogni partecipante con la stessa attenzione che dedicano ai loro cavalli. Nessuno viene giudicato. Tutti vengono invitati a vivere un’esperienza che, anche se dura pochi minuti, lascia una sensazione difficile da dimenticare.
La cena: quando la tradizione continua attorno alla tavola
Quando i cavalli vengono lasciati liberi la serata non si conclude. Cambia semplicemente ritmo.
Gli ospiti raggiungono la grande tavola che affaccia sulle colline del Parco della Maremma mentre il cielo passa lentamente dal rosso del tramonto alle prime sfumature della sera. L’aria è più fresca, il paesaggio si riempie del canto dei grilli e, guardando verso il Parco della Maremma, si ha la sensazione che il tempo abbia rallentato il proprio passo.
La tavola, in Maremma, è sempre stata il luogo dove le storie continuano. È qui che il lavoro della giornata si trasforma in racconto, dove le fatiche vengono condivise e i ricordi passano da una generazione all’altra.
Anche alla Pulledraia succede la stessa cosa.
Mentre gli ospiti prendono posto, dalla cucina arrivano i profumi della tradizione. I pici, preparati secondo la ricetta toscana, vengono serviti fumanti. Poco dopo arriva uno dei piatti simbolo della cucina maremmana: lo stracotto di vacca maremmana, cotto lentamente fino a diventare tenerissimo, accompagnato dai sapori semplici di una cucina che non ha bisogno di effetti speciali perché racconta la storia di questa terra attraverso ingredienti genuini.
Chi arriva da fuori scopre sapori nuovi. Chi conosce già la Maremma ritrova invece gusti che parlano di famiglia, di campagne e di domeniche trascorse insieme.
Ma proprio quando la cena sembra essere il naturale epilogo della serata, accade qualcosa che cambia ancora una volta l’atmosfera.
Le prime note di una fisarmonica iniziano a diffondersi tra i tavoli.
Non sono una musica di sottofondo. Sono un invito.
La voce della Maremma
Con la fisarmonica tra le mani e il sorriso di chi conosce il valore dello stare insieme, Dino Simone accompagna tutta la cena con canti popolari e stornelli della tradizione maremmana.
La sua non è un’esibizione distante dal pubblico.
È una presenza che entra lentamente nella serata, come succedeva un tempo nelle feste di paese e nelle veglie contadine.
Le canzoni raccontano il lavoro nei campi, gli amori, le amicizie, l’ironia tipica della gente maremmana. Alcuni ospiti ascoltano in silenzio. Altri iniziano a battere il tempo con le mani. Qualcuno sorride riconoscendo un motivo già sentito da bambino.
Poi Dino coinvolge il pubblico.
Uno stornello dopo l’altro, la distanza tra chi canta e chi ascolta scompare.
C’è chi prova ad accompagnare il ritornello, chi si lascia trascinare dall’allegria della compagnia e chi semplicemente osserva la scena con la soddisfazione di sentirsi parte di qualcosa di autentico.
Non è difficile immaginare come dovessero trascorrere le serate nelle campagne maremmane di molti anni fa.
Probabilmente non erano molto diverse. Una tavola condivisa. Una fisarmonica. Qualche voce che si unisce al canto. Il piacere di stare insieme senza fretta.
È proprio questa semplicità a rendere speciale il finale della serata.
Un ricordo che va oltre le fotografie
Quando arriva il momento di salutarsi, nessuno ha la sensazione di aver assistito semplicemente a uno spettacolo.
Si torna verso il parcheggio con calma, continuando a parlare della mandria, dei cavalli, dei racconti di Alessandro, dei bambini felici dopo il loro giro a cavallo, della prova nel tondino, della musica e della cena.
Qualcuno si volta ancora una volta verso i pascoli, ormai avvolti dall’oscurità.
In lontananza si distinguono appena le sagome dei cavalli. La fisarmonica continua ancora per qualche minuto. Poi resta soltanto il silenzio della campagna.
È in quell’istante che molti si accorgono di aver vissuto qualcosa di raro.
La Maremma non è stata raccontata. È stata vissuta.
Ed è forse questo il significato più profondo di Un Giorno da Buttero.
Non trasformare il lavoro dei butteri in uno spettacolo, ma aprire, per una sera, le porte di un mondo che continua a esistere ogni giorno, con la stessa passione, lo stesso rispetto per gli animali e lo stesso legame con questa terra.
Chi torna a casa porterà con sé molte fotografie.
Ma il ricordo più bello sarà probabilmente un altro: il rumore degli zoccoli nella polvere dorata del tramonto, la voce di Alessandro Zampieri che racconta una vita trascorsa a cavallo, Heidi Mayer e Alberto Lazzarin che guidano con naturalezza la mandria, il sorriso dei bambini dopo il loro primo giro a cavallo e gli stornelli di Dino Simone che accompagnano una cena condivisa sotto il cielo della Maremma.
Perché ci sono luoghi che si visitano. E poi ci sono luoghi che continuano a farsi ricordare molto tempo dopo essere tornati a casa.
La Pulledraia è uno di questi.
DIVENTA BUTTERO PER UN GIORNO
Ogni giovedì di Luglio e Agosto, ore 19:00 • Posti Limitati
FAQ
Dove si svolge “Un Giorno da Buttero”?
L’esperienza si svolge presso il P-Ranch dell’Agriturismo Biologico La Pulledraia, ad Alberese, nel cuore del Parco della Maremma.
Quando si svolge l’evento?
Ogni giovedì nei mesi di luglio e agosto, con inizio alle ore 19:00.
È necessario saper andare a cavallo?
No. L’esperienza è pensata per tutti.
I bambini possono partecipare?
Sì. I più piccoli possono vivere l’emozione di un giro a cavallo nel tondino, accompagnati in totale sicurezza.
Gli adulti possono provare a fare i butteri?
Sì. Al termine della dimostrazione, alcuni volontari possono mettersi alla prova nel tondino, seguiti dai butteri.
Chi conduce la serata?
a serata è coordinata da Alessandro Zampieri, storico Capo Buttero dell’Azienda Regionale di Alberese, che accompagna il pubblico con racconti tratti dalla sua esperienza.
Chi sono gli altri butteri presenti?
L’esperienza vede la partecipazione di Heidi Mayer, buttera della Pulledraia, e di Alberto Lazzarin, buttero di Terre di Sacra a Capalbio.
Quali animali si possono vedere?
Durante la serata si possono osservare da vicino cavalli e vacche maremmane impegnati nel lavoro con la mandria.
Cosa comprende la cena?
La cena propone piatti della tradizione preparati con prodotti dell’azienda, tra cui pici e stracotto di vacca maremmana.
Chi accompagna la cena con la musica?
Durante tutta la cena Dino Simone anima la serata con la fisarmonica, canti popolari e stornelli della tradizione maremmana, coinvolgendo gli ospiti in un’atmosfera conviviale.
È necessaria la prenotazione?
Sì, la prenotazione è obbligatoria e consigliata con anticipo, soprattutto nei mesi estivi.
Per chi è consigliata questa esperienza?
Per famiglie, coppie, gruppi di amici, appassionati di cavalli e per chi desidera conoscere la Maremma più autentica attraverso le sue tradizioni.


